Il Rifugio Franchetti ha 50 anni

Una giornata fredda e ventosa, che nel momento più importante ha lasciato spazio a un bel sole. Cinquecento tra escursionisti e alpinisti innamorati del Gran Sasso, e tra loro un numero molto alto di donne. Un rifugio piccolo ma suggestivo e ben gestito, che accoglie nel modo migliore chi frequenta il grande massiccio abruzzese. Le pareti del Corno Grande e del Corno Piccolo a sorvegliare la scena, e sullo sfondo la linea azzurra del mare.

Sono stati questi gli ingredienti, domenica 26 settembre, della festa per i primi cinquant’anni di vita del rifugio Carlo Franchetti, inaugurato nel settembre del 1960 dalla Sezione di Roma del CAI nel Vallone delle Cornacchie, tra il Corno Grande e il Corno Piccolo. Il terzo rifugio per età del Gran Sasso (il Garibaldi risale al 1886, il Duca degli Abruzzi è stato inaugurato nel 1908), è diventato da tempo il primo per notorietà e per numero di frequentatori.

Il merito è del magnifico panorama, della posizione strategica all’inizio di molti degli itinerari (sentieri, via di arrampicata, ferrate) più belli e classici del massiccio, della competenza e della cordialità del gestore Luca Mazzoleni e dei suoi collaboratori. Alla festa per i cinquant’anni era presente anche Pasquale Iannetti, la guida alpina di Teramo che ha gestito il rifugio tra gli anni Settanta e Ottanta. Mancava invece Gigi Mario, guida alpina e monaco zen, che è stato il primo gestore del Franchetti negli anni successivi all’inaugurazione, e che è partito da qui per aprire alcune delle vie di arrampicata più belle del massiccio.

La mattina del 26 settembre, con nuvole basse e un vento a volte violento, molti gruppi di escursionisti si sono diretti verso il rifugio Franchetti dai Prati di Tivo e da Campo Imperatore. Il freddo e la presenza di un po’ di vetrato sulle rocce ha ridotto al minimo il numero di coloro che hanno proseguito verso le vette Occidentale e Orientale del Corno Grande o in direzione del Corno Piccolo. Per lo stesso motivo, le poche cordate dirette alle Fiamme di Pietra o al Corno Piccolo hanno dovuto rinunciare.

Un bel sole, già prettamente autunnale, ha invece riscaldato insieme a una polentata e alla musica di un gruppo folk abruzzese il momento della celebrazione. Molti degli intervenuti, all’esterno del rifugio, hanno ascoltato gli interventi del gestore Luca Mazzoleni, del presidente della Sezione di Roma del CAI Roberto Niolu, di Gaetano Falcone in rappresentanza del CAI Abruzzo e di Marcello Borrone, abruzzese e membro della Commissione nazionale rifugi del Club.

Bruno Marconi, presidente della Sezione de L’Aquila, ha illustrato la manifestazione “99 alpiniste sul Gran Sasso”, che si è svolta nella stessa giornata, e ha portato più di cento donne di tutte le età sui sentieri del Gran Sasso e al rifugio Franchetti. Particolarmente gradita, in questo quadro, è stata la presenza di Marina Andreoli, una escursionista non vedente che ha raggiunto il rifugio con la comitiva del CAI di Pescara.

Il giorno prima, sempre grazie alla sezione aquilana, un affollato convegno ha fatto il punto sulla storia dei rifugi in Abruzzo e sulle prospettive del turismo, a L’Aquila e sul Gran Sasso, nella difficile situazione del post-terremoto.

Sono intervenuti tra gli altri la guida alpina Agostino Cittadini, l’ornitologo e forestale Eliseo Strinella, il direttore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga Marcello Maranella, il direttore del Centro Turistico del Gran Sasso Vittorio Miconi e il presidente della Gran Sasso Teramano Doriano Di Benedetto. L’intervento sui rifugi e la loro storia è stato affidato a Stefano Ardito, giornalista, documentarista e fresco autore di una guida dedicata ai rifugi dell’Appennino Centrale pubblicata dalle edizioni Iter di Subiaco.

Per gli aquilani, soci del CAI e non, la questione più urgente era quella del ripristino della funivia di Campo Imperatore, oggi chiusa a tempo indeterminato. Molti degli intervenuti, incluso il direttore del Parco, si sono soffermati sulla necessità di interventi di segnaletica e restauro anche sui sentieri più frequentati del Gran Sasso, che sono un biglietto da visita dell’area protetta. Nella discesa dopo le celebrazioni al Franchetti, lunghe file si sono formate nei tratti dove il sentiero, cinquant’anni fa percorso regolarmente dai muli, è in buona parte franato, e crea oggi qualche problema ai camminatori meno esperti.

(Titolo pubblicato per gentile concessione di Luca Mazzoleni del rifugio Franchetti e dell’autore, Stefano Ardito. Grazie!)

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